Domenica 6 Novembre, Festa del Sacrificio.

Carissimi,

Luis mi ha scritto a proposito della festa dell'Adha delle parole molto appropriate e che condivido rispetto al tema del sacrificio... questo mi spinge a scrivere un breve commento del testo del Libro della Genesi che abbiamo letto stamane pensando ai nostri fratelli musulmani al Pellegrinaggio alla Mecca. (Si puo' pubblicare sul sito di Popoli e sul nostro).
Oggi ci sono a dormire al monastero 150 persone ... quasi tutti giovani ... e' molto toccante ed un segno di speranza importante.
Saluti cari ed auguri a tutti voi
Paolo

Domenica 6 Novembre, Festa del Sacrificio.

Quando, obbedendo al Signore, Abramo cede al volere di Sara e caccia il suo amato primogenito Ismaele con Agar sua madre, non la manda via a mani vuote, ma le dà pane e acqua.

Quando questa madre sofferente e abbandonata giunge in lacrime (accettiamo la versione coranica) alla Mecca, l'acqua è finita e il figlio agonizza. Allora Iddio dona l’acqua del pozzo di Zemzem come al popolo di Mosè nel deserto. E certamente, come al popolo nel deserto, non fece mancar loro il pane celeste …

Meditiamo sulla stazione dei pellegrini musulmani sul monte Arafat nel nono giorno del pellegrinaggio … giornata d’invocazione, di richiesta di perdono e d’intercessione … offerta di cuori contriti e devoti … sacrificio all’Unico, il Misericordioso, della propria volontà e desideri, ieri. Ma oggi la festa è segnata dal sacrificio cruento.

Dicci Abramo, Melchisedec, il Signore misterioso della Città della Pace, non t’aveva forse benedetto con l’offerta del pane e del vino? Perché, Santo Patriarca, non hai dato in eredità al figlio della serva egiziana, il vino dell’estasi, la coppa dell’amore, l’ebbrezza dell’unione divina?

I pellegrini bevono quell’acqua e le anime sono ristorate nella fede e confermate della verità dell’Islam. Innumerevoli le vittime nel sacrificio sincero, in ricordo dell’obbedienza eroica di Abramo, l’Amico di Dio.

Celebriamo l’Eucarestia domenicale in comunione coi pellegrini e in suffragio delle vittime della violenza fratricida. Misticamente mi trasferisco alla Kaaba, il tempio Abramitico del deserto d’Arabia. Pane e vino, agnello sgozzato … La Kaaba è, per i musulmani, “una vergine”!

Per secoli poeti e mistici dell’Islam hanno espresso la nostalgia di quel vino ... Lo hanno cercato nei monasteri, alcove di quell’amore inestinguibile … ne hanno danzato l’ebbrezza e ne hanno pagato il prezzo con la vita … Questo struggente desiderio non è straniero alla Chiesa e non tradisce l’Islam. Condannato letteralmente nella rivelazione a Muhammad (S) è tuttavia nell’imitazione del Profeta ch’è agognato.

Nel Giardino degli eletti non si dice che vi siano bestie ... men che meno maiali …. Ma di vino ce n’è a fiumi!

Nella messa della festa musulmana del pellegrinaggio abramitico alla Mecca, vedo il Paradiso sgorgare “per molti” dal cuore ferito dell’Amante!

Un ultimo segno: Nel pellegrinaggio si passa a lapidare Satana (gli antichi idoli di pietra) con delle pietre chiamate jamarat, braci. Nella Scrittura si parla di quella brace che purifica la bocca dei profeti; e i Padri chiamarono brace il pane eucaristico intriso di quel vino … Vengono i fratelli, le sorelle, gli amici e gli ospiti a ricevere all’altare quelle braci infuocate ... e l’ultimo nemico è sconfitto!