Una Lettera di Natale agli Amici della comunità al-Khalil di Deir Mar Musa

Arcangel Gabriel

“L’Angelo Gabriele, allorché il gelsomino lo conduce a portare la Buona Novella al mio paese in lutto in questo tempo nel quale tutti i suoi figli han bisogno d’un vero rinascere”

 

Carissimi Amici, preziosi fratelli e sorelle, sia pace a tutti voi dal Signore della Pace.

La tradizionale lettera alla quale siete abituati non vi è più giunta da tre anni per ragioni ogni volta diverse, sostituita, secondo le situazioni, da vari articoli e appelli. Tuttavia ci è parso quest’anno opportuno e perfino doveroso di pronunciare una parola di speranza nella tenebra di questa notte, di accendere una candela piuttosto di maledire il buio. Proprio in queste situazioni difficili per le quali passa la nostra amata Siria, terra del primo alfabeto, terra del pluralismo culturale, religioso ed etnico, vogliamo suonare le campane di tutte le speranze. Nonostante scorra tanto sangue sul suolo patrio, sangue dei suoi figli e figlie e lacrime delle sue madri, intendiamo gridare per mettere in fuga la morte e restituire la vita.

Per questo ciascuno di noi scriverà una parola, una frase o una meditazione, sperando che le nostri espressioni trovino la loro via fino ai vostri cuori. Vogliamo invitarvi a pregare con noi, ciascuno come desidera secondo la sua religione e tradizione, perché presto Iddio ci faccia grazia e salvi tutta la Siria e tutti i siriani. Ecco dunque dei pensieri monastici che alcuni di noi hanno scritto per esprimere la nostra speranza comune in un futuro foriero di bene per il nostro paese. Poi passeremo in rivista le nostre svariate notizie.

Meditazioni natalizie

***“E’ apparsa la grazia di Dio, sorgente di salvezza per tutti!” (Lettera a Tito 2,11)

Quest’anno meditiamo nell’incarnazione del Salvatore, mentre i nostri cuori soffrono per ciò che il nostro popolo deve sopportare. Cerchiamo allora di capire ciò che ha sopportato il Figlio di Dio fin dal primo momento nel quale è apparso sulla nostra terra.

Ho trovato questa espressione poetica da un inno della notte di Natale della liturgia siriaca: “Come una nave carica di ricchezza ha portato Maria Vergine il piccolo del leone, colui del quale aveva profetizzato Giacobbe. Quando sul cammino di Betlemme la Vergine dice a Giuseppe: ‘E’ giunto il tempo della nascita dell’Agnello’. Giuseppe, il giusto, pregò con un profondo gemito: ‘Oh Dio che creasti i Cieli e le profondità della Terra, il mare e tutto quanto contiene, sii benevolo con la tua serva nel giorno del tuo Natale, ché infatti non ha né letto né materasso, né un tetto che la protegga. Sia benedetto colui che lasciata l’arca celeste ha optato per una mangiatoia in una grotta –Alleluia- per vivificarci colla sua umiliazione’’

Questo Natale è diverso nel vero senso della parola: un Natale triste e desolato perché il nostro amato paese soffre e le ferite sanguinano. Mancano a questo Natale i sorrisi dei bimbi e le risate degli adulti. Non eravamo abituati a un Natale così. Tuttavia, da un altro punto di vista, il Natale è sempre Natale! Lo sperimentiamo per l’efficacia di quell’amore nascosto che ci offre il Bimbo della grotta, lo semina nei nostri cuori intenerendoli e rendendoli sensibili, allorché pensiamo di donare ai nostri vicini rifugiati e senza tetto un aiuto, e di offrire ai bambini del quartiere una consolazione, e ai nostri amici la partecipazione affettiva e la compassione, dimenticando noi stessi ed aprendoci ai bisogni altrui, dei nostri vicini. E’ così che conserviamo l’essenza del Natale e il suo significato profondo, oltrepassando i nostri limiti e sperando che Dio, nel tempo della nascita del Figlio, voglia donarci un periodo di pace e colmo di speranza, quella che solo Lui può dare a causa del Suo amore per noi.

Ci scusiamo con te, Maria, perché non potremo venire a farti gli auguri per la nascita di tuo figlio, perché siamo occupati a seppellire i nostri, il sorriso del Natale!

***Non è facile scrivere di amore e speranza mentre il nostro paese affonda nelle lacrime e il lutto del baratro della tragedia. Non è facile, come dice il salmo 137, di cantare gli inni del Signore nella terra dell’esilio. Tuttavia è nella debolezza che si rafforza la speranza! Speriamo di risorgere tutti assieme. Risorgeremo da sotto le macerie della distruzione. La pace riempirà il nostro paese e i nostri cuori. Ci riconcilieremo e perdoneremo gli uni gli altri. Può darsi che la Verità venga magari ad abitare in mezzo a noi. Questa speranza sembra impossibile. Sembra che sia in opposizione totale con il senso degli eventi. Come potrà trasformarsi in realtà?  Duemila anni fa la resurrezione di Gesù era per tutti inimmaginabile, e non solo perché inconcepibile ma perché interamente nuova, straniera alla logica umana e alle possibilità note al mondo. E se ciò che era impossibile, inconcepibile e inimmaginabile si è realizzato, allora come non si potrà realizzare ciò che è ragionevole nonostante le difficoltà? Ciò che milioni di persone desiderano, anche se è difficile da raggiungere, come non potrà realizzarsi? Non costituirà forse una gioia allorché avverrà questo stupendo evento nella nostra vita ed esistenza? Allora, crediamo, orsù, che sarà possibile; speriamolo ed avverrà! Lavoriamo affinché si verifichi ed ecco succede! Rivolgiamo una supplica a Dio l’eccelso con cuori contriti e sinceri: che rafforzi le persone di buona volontà perché facciano questa impossibile pace, poiché Iddio è infatti onnipotente!

Certo parliamo qui d’una speranza difficile, ma mi fa piacere qui di parteciparvi, carissimi, di ciò che mi aiuta nel conservare la speranza nel mio essere fuori e lontano dal mio amato paese. Oltre il sentimento profondo dell’appoggio e della solidarietà di tanti, mi è stato possibile toccare con mano la capacità di varie persone di sperimentare l’autentico perdono che nasce dal cuore. Cosa significa il perdono in un tempo come quello che stiamo vivendo? Il perdono è unicamente misericordia da Dio l’eccelso e noi siamo chiamati ad imitarlo sentendolo nei confronti delle nostre proprie manchevolezze come di quelle degli altri; e con ciò otteniamo l’energia che ci spinge avanti nonostante le ferite che gli altri ci infliggono o che noi provochiamo loro. Così è possibile rispondere col Si a Dio che si dona a noi, lo possiamo ospitare. E’ piuttosto lui ad ospitarci, a elevarci, a renderci capaci, in questo come in ogni altro tempo, ad incarnare il suo amore per tutte le persone. Non si tratta di un sogno ma bensì d’una realtà che alcuni hanno vissuto. Preghiamo quindi in occasione del Natale che si diffonda il desiderio del perdono in tantissimi cuori nel nostro paese.

***Quest’anno è un vero Natale perché aspettiamo Gesù! Solo Gesù viene con la pace. Come far festa senza Babbo Natale? Si sia tutti Papà Natale per i profughi, i poveri …. E quanto sono numerosi in questi giorni!

***Come parteciparvi della mia speranza, carissimi amici, mentre la guerra civile si svolge in Siria mi fa rivivere con tutta me stessa la realtà della guerra civile che ho vissuto in Libano per tredici anni? La mia speranza è riposta in colui che viene … la mia speranza è un seme di senape caduta in terra ma non è ancora morta per diventare un albero sul quale possano fare il nido gli uccelli del cielo. La mia speranza è pazienza, visione e impegno nella nostra vocazione in questo tempo difficile attraverso lo studio, la preghiera e la solidarietà con tutti i sofferenti e con voi, miei cari.

***Il mio primo desiderio nello scrivere questa lettera è quello di esprimere a ciascuno di voi la mia profonda riconoscenza, specialmente riguardo al mio ultimo mese di presenza in Siria quando le sofferenze intorno a noi diventavano sempre più insopportabili. Ho sentito l’efficacia della vostra preghiera di soccorso e di appoggio alla nostra vocazione e del popolo siriano che portate nel cuore. Pensare, essere certi, che migliaia di persone come voi nel mondo svolgano quest’opera di influenza positiva sulla coscienza dell’umanità, costituisce per me uno dei principali motivi di speranza. Spero proprio che l’amore, assieme all’apertura all’altro, vinca su violenza e timore. E ciò è già avvenuto in tanti casi e luoghi.

 

 LA VITA DELLA COMUNITA’

Dopo la partenza di Padre Paolo dalla Siria per i noti motivi politici, che avevano reso praticamente impossibile la sua presenza nel monastero, la comunità monastica è entrata in una nuova e importante fase nella quale deve affrontare da un lato delle gravi difficoltà e sfide, e dall’altro ha dimostrato una nuova capacità di solidarietà e unità, e questo costituisce per ciascuno di noi un segno di fiducia e di maturità. Abbiamo continuato la nostra vita e proseguito nei nostri progetti con serenità, e ciò fino al 5 di Agosto 2012.  

Allorché abbiamo subito una dolorosa aggressione. Una banda di predoni attaccarono il monastero rubando tutto il gregge delle capre (più di cento capi), il trattore, molto altro materiale di lavoro e una importante quantità di foraggio. Non era la prima volta. Già avevamo subito un importante furto nella grande sala in fondo alla valle del monastero. Viviamo in questo tempo l’angoscia che questi atti di aggressione possano ripetersi. Sono state attaccati il monastero de Al-Hayek, l’Eremitaggio, lo stazzo con i locali dei pastori. Furono rubate infine attrezzature e cavi elettrici nella valle del monastero per un valore superiore a seimila euro.  

Questi eventi hanno costituito un punto di cambiamento decisivo riguardo alla nostra vita monastica e dei nostri progetti. Quasi tutte le attività lavorativa si è interrotta con l’arrestarsi della realizzazione dei diversi progetti. Ci siamo trovati costretti con dolore a separarci dai nostri impiegati e operai che avevano collaborato con noi per tanti anni e non avevano altra forma di sostentamento. Ancor più grave è il fatto vista l’enorme difficoltà a trovare lavoro nella situazione attuale della nostra amata Siria.

La maggioranza dei membri della comunità erano assieme al monastero durante l’estate scorsa. Certo, Fratel Jens continuava la sua presenza a Sulaymaniya nel Kurdistan iracheno per proseguire la fondazione di una nostra comunità nel convento di Maria Vergine. 

L’assenza dei visitatori ha offerto l’occasione di concentraci sulla nostra vita spirituale sotto i due aspetti personale e comunitario. Abbiamo infatti passato assieme più tempo come comunità e cercato di vivere con più profondità la dimensione contemplativa. Certo la nostra gioia sarà molto più grande quando il monastero sarà nuovamente pieno degli ospiti del Misericordioso, pellegrini e visitatori da ogniddove.

La Comunità -dopo il discernimento, la preghiera e la riflessione in comune- ha riconosciuto l’opportunità dell’invio di alcuni suoi membri a Cori in Italia per il proseguimento degli studi, profittando della situazione attuale per completare la formazione spirituale e teologica per il bene della Chiesa e del futuro della comunità. E’ dunque partito Padre Jihad, Suor Deema e la novizia Suor Carol.

Qualche giorno prima, nella vigilia della festa di San Mosè l’Abissino, il 27.08.2012, la comunità monastica aveva accolto in noviziato Fratel Nabil Hawil proveniente dalla Chiesa “assira” di Hasake nel Nord-Est siriano, e ciò dopo un anno di esperimento nel monastero. Fu fonte di commozione di amarezza. La consolazione proveniva dalla presenza e la partecipazione della famiglia di Nabil, di diversi amici vicini a noi e di famiglie della parrocchia di Nebek … sentimmo proprio una carezza del Signore con l’indicazione della necessità di rimanere fedelmente e spiritualmente in questo luogo. L’amarezza veniva dall’assenza del Padre Paolo, fondatore e guida spirituale della comunità.

Dopo meno di un mese, il 07.09.2012, la comunità ha celebrato l’ingresso in noviziato di Sebastien. E’ di nazionalità francese ed è stato con noi per un anno di esperimento particolarmente importante per lui dopo aver ricevuto il sacramento del battesimo nella chiesa del monastero la notte della festa di Sant’Elia (“il Vivente”) il 19.07.2011. Questo evento ci ha confermati nella nostra speranza e fiducia nel futuro. Fratel Sebastien è poi dovuto partire per raggiungere Fratel Jens e coadiuvarlo nella fondazione di Sulaymaniya nel Kurdistan iracheno.

Padre Giovanni (Abuna Yuhanna) - questo il nuovo nome del nostro Fratel Jens - è stato ordinato sacerdote, il 23.11.2012, dal Vescovo caldeo di Kerkuk Mons Sako in vista del servizio della comunità nel monastero di Maria Vergine nel cuore della città vecchia di Sulaymaniya. Padre Jens-Yuhanna aveva terminato i suoi studi teologici nelle facoltà pontificie romane nel 2009. Così il Signore ci ha fatto dono di un altro novello sacerdote, il quarto nella comunità; a Lui lode e grazie con tutto il cuore.

La novizia Suor Friederike si è dovuta recare in Germania per assistere la sua mamma per un periodo di tre mesi. Gli altri membri della comunità presenti nel monastero sono: Suor Houda, che è stata scelta per guidare il monastero, il Fratel Boutros, diacono della comunità, il Fratel Yause e il novizio George che fa la spola tra il monastero e la famiglia a Damasco dove si occupa dei malati e degli anziani di casa.

Il Padre Jack prosegue la sua missione di servizio al monastero di Mar Eliyan e nella parrocchia di Qaryatayn. Si divide tra i nostri due monasteri siriani per assicurare una presenza sacerdotale in comunità. Non si può dimenticare di menzionare il nostro “ospite permanente” Yousef Bali del quale abbiamo festeggiato il cinquantesimo compleanno nell’ottobre scorso e che consideriamo un segno di benedizione.

Così pure non dimentichiamo i numerosi amici impegnati e solidali con noi attraverso le loro frequenti visite e i loro numerosi servizi sia a Damasco che in altri luoghi evitandoci così di viaggiare in questo momento così pericoloso.

Ringraziamo il Signore ogni giorno per la grazia della perseveranza nella nostra vocazione anche per merito delle preghiere di tutti coloro che ci sono legati spiritualmente. Ed in occasione di queste dolci feste natalizie ci piace di mandarvi un biglietto di grato affetto colmo di preghiera per tutti coloro che hanno concorso alla realizzazione dei nostri diversi progetti che tutti insieme concorrono a far stare in piedi la baracca in questo momento nel quale si diffondono malattia, dispersione e povertà a causa della guerra dolorosa la quale non risparmia nessuno. Il vostro aiuto materiale ci ha consentito, tra l’altro, di completare la costruzione di otto appartamenti nel quartiere della parrocchia a Nebek. Già abbiamo dato un tetto a cinque famiglie numerose sfollate dalla distrutta cittadina di Qseyr. I rimanenti tre appartamenti sono andati a tre nuove famiglie della nostra parrocchia locale. Abbiamo in programma la costruzione di altri quattro appartamenti ma non possiamo procedere per mancanza di fondi.

Nel monastero stiamo costruendo un vasto locale sopra la biblioteca che sarà utilizzato come refettorio e soggiorno al posto della ormai cadente tenda beduina che si trovava sulla terrazza del monastero. L’abbiamo potuta rimuovere per aggiustarla profittando della penuria di visitatori. Vogliamo così prepararci a ricevere i nostri ospiti dopo la bufera e speriamo molto presto. Questa “Tenda di Abramo” rimane simbolo dell’ospitalità che costituisce uno dei pilastri della nostra vocazione al dialogo.

Mettiamo la nostra amata patria, la Siria, davanti al presepe, teatro della visita del Re della Pace (cfr. Isaia 9,5) e tra le sue mani poniamo pure tutte le vittime delle distruzioni, gli sfollati e i malati. Accompagniamo con la preghiera, i sentimenti e il pensiero tutti coloro che son costretti a vivere in delle tende con questo terribile freddo. E non dimentichiamo in ogni nostra preghiera tutte le vittime di questa guerra tremenda. Ti presentiamo, Gesù, tutti costoro fiduciosi  e speranzosi perché ti conosciamo come colui che guariva i malati, fasciava le ferite dei sofferenti e consolava gli afflitti. Tu sei l’avvocato degli oppressi e colui che incoraggia tutti gli operatori di pace.

 

Notizie di Deir Mar Eliyan e della Parrocchia di Qaryatayn

Paradossalmente cresce il numero dei visitatori del Monastero di San Giuliano (Mar Eliyan) con l’aumento del numero degli sfollati verso la nostra città di Qaryatayn, offrendo loro una oasi di riposo e serenità. La tomba del Santo offre infatti a tutti i loro cuori consolazione, pazienza e speranza rinnovata.

Una famiglia sfollata da Homs vive nel monastero da più di un anno ormai assieme a George da Aleppo e la sorella di P. Jack. Alcuni membri della comunità vengono a Qaryatayn a turno, oltre ad alcuni giovani della parrocchia che lavorano al monastero. Perseveriamo con pazienza nel lavoro agricolo nel quale esprimiamo quest’anno la nostra solidarietà con le immense difficoltà del paese anche dal punto di vista dei raccolti. Accanto all’agricoltura, abbiamo dato importanza quest’anno alla copertura degli scavi archeologici nel monastero nel quadro del restauro del sito e del suo allestimento sia al fine di proteggerlo dalle attività di vandalismo e  di furti di opere d’arte che si sono diffuse nel paese in questo tempo. Abbiamo potuto ultimare buona parte del progetto e speriamo di poterlo portare a termine, anche perché i lavori archeologici eseguiti tre anni fa hanno portato alla luce un più vasto settore archeologico.

Nonostante la tristezza che viviamo, abbiamo realizzato durante l’estate scorsa due campeggi per bambini e giovani nel monastero. Si sono sentite le grida di allegria dei nostri ragazzi che hanno espresso la loro gioia di vivere e testimoniato della nostra speranza comune. Ringraziamo Iddio che ci ha consentito di proseguire le nostre attività della parrocchia nonostante che la regione di Qaryatayn non sia al riparo dalla tragedia degli eventi in corso.

Tra le difficoltà di questo periodo vi sono le aggressioni e le occupazioni di terra di proprietà ecclesiastica da parte di alcuni paesani. Tuttavia il buon carattere naturale della nostra gente e le relazioni di buon vicinato tra il monastero e la popolazione musulmana circostante hanno consentito di trovare delle soluzioni.

Questo ci ha comunque convinti della necessità di circondare i sei ettari e mezzo della terra del monastero con una clausura in rete metallica e alberi. Non sarà però facile trovare i fondi necessari a questa operazione necessaria a conservare questa oasi spirituale e ambientale per il bene della popolazione locale tutta. Nel complesso, grazie a Dio, la situazione locale ancora consente di proseguire le nostre attività pastorali e umanitarie. Vogliamo offrire una testimonianza vitale in quanto piccolo resto, nella perseveranza e la speranza!

Cosa aspettarci dal 2013?

Mentre la nostra patria si trova nel bel mezzo della tragedia, ci impegniamo nella preghiera e nel fare tutto il possibile per soccorrere i bisognosi e restare accanto agli sfollati spiritualmente e materialmente, sperando in un’alba prossima che ci consenta di riprendere in pieno il nostro ruolo e la nostra vocazione contemplativa, di ospitalità e di dialogo coi musulmani secondo il nostro carisma proprio, perseguendo una pace più profonda, duratura e universale, nella vera riconciliazione.  

Sul piano del lavoro manuale, speriamo di poter restaurare la cucina di Deir Mar Musa perché sia più adatta all’ospitalità. Anche altre parti del monastero antico richiedono restauri e migliorie. In questo momento siamo costretti a dare la priorità a quelle opere che mettono le costruzioni del monastero al riparo dai predoni …

Pregate, ve lo chiediamo insistentemente, perché possiamo continuare ad essere presenti nel monastero e perché possiamo vivere fedelmente la nostra vocazione verso Dio e il prossimo. Pregate per favore per il nostro popolo e per la pace nel nostro paese. Non vi chiediamo di aiutarci quest’anno, ma di aiutarci ad aiutare i tanti poveri, bisognosi e sfollati che si rivolgono a noi a causa della guerra. L’elemosina della povera vedova lodata da Gesù sarà benedizione per tutti gli amici generosi! Sapete che il monastero aiuta in modo continuativo per quanto possibile un certo numero di famiglie nel bisogno tanto cristiani che musulmani.

Certo, preghiamo per voi cari amici ovunque voi siate e vi facciamo gli auguri più cordiali e sinceri per le feste e vi annunciamo: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e sulla terra pace per gli umani ch’egli ama”.

La comunità al-Khalil

Per i vostri aiuti e doni vi preghiamo di usare uno dei due seguenti conti bancari dei Padri Gesuiti Italiani, MAGIS: (Nota Bene: chiarite sempre nella causale la destinazione per Deir Mar Musa ed eventualmente specificate aggiungendo Deir Mar Eliyan-Qaryatayn)

Conto Corrente Postale 909010
IBAN: IT16 A076 0103 2000 0000 0909 010
Beneficiario: MAGIS Movimento e Azione Gesuiti Italiani per lo Sviluppo
via degli Astalli, 16 – 00186 ROMA (causale Deir Mar Musa)

IBAN: IT 07 Y 03069 03200 100000509259
BIC: BCITITMM
Beneficiario: MAGIS (Movimento e Azione Gesuiti Italiani per lo Sviluppo)
at BANCA INTESA-SANPAOLO SPA
Via della Stamperia, 64 – ROMA (RM) (causale Deir Mar Musa)